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Gli IDLES, Bologna, il post punk

today08/07/2026 24

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La band britannica fa tappa in Emilia per l’unica data estiva italiana da headliner

Ci sono una marea di gruppi post-punk, un genere che negli ultimi anni è (ri)esploso anche nella scena underground italiana, ma poi, o forse meglio dire e poi, ci sono loro: gli IDLES. Non a caso definiti da molti come i maestri del post punk moderno. Dopo averli visti dal vivo per la prima volta, posso solo che confermare, anche e semplicemente per l’energia che la band di Bristol trasmette con la sua musica, ancor di più durante i suoi concerti.

Fotografia di Giulia Mazzoni

Il concerto non era in programma, per vari motivi ci avevo rinunciato sperando di vederli al prossimo tour, invernale o estivo che sia, che presumibilmente seguirà il nuovo album in uscita nel 2027. Alla fine io e una mia amica abbiamo trovato due biglietti all’ultimo secondo e si è “partiti per Bologna”. Mai scelta fu più azzeccata.
Non ero mai stato al Sequoie Music Park presso le Caserme Rosse, e l’impatto è stato ottimo: location ideale per concerti “alla IDLES”, capienza di 5.000 persone circa con ottima visibilità anche dalle ultime file.
Al nostro arrivo il gruppo d’apertura – Enola Gay – ha appena “attaccato”. Bella perfomance quella di una band che ricorda per sonorità i Rage Against the Machine ed è l’ennesima rivelazione di una scena irlandese ormai consolidata. Bravi, ma non mi lasciano troppo.

Alle 21.30 il parco felsineo si è riempito e abbastanza in orario gli IDLES fanno il proprio ingresso sul palco. La band britannica viene da tre date consecutive e si appresta il giorno successivo a suonare a Milano in apertura ai Foo Fighters agli I-Days, contesto decisamente diverso e meno intimo del Sequoie Music Park. Sarà un caso, ma Joe Talbot, voce del gruppo, a metà concerto si rivolge al pubblico così: «era da tempo che non ci divertivamo così tanto, grazie per averci ricordato cosa significa [suonare dal vivo, ndr]». Ruffianeria o meno, quello che è sicuro è che il pubblico bolognese non ha sfigurato affatto, anzi.
Il live si apre con Levitator, singolo che anticipa il nuovo album e come spesso accade con gli IDLES alquanto impegnato. Parla di razzismo ed è tremendamente attuale visti i recenti pogrom di Belfast e le derive di estrema destra in Europa, con chiari riferimenti ai razzisti e fascisti invitati caldamente ad andarsene altrove. “Is not anger, is violence”“Racist cunts!”, che per l’occasione diventa “Fascist cunts”. L’antifascismo e l’antirazzismo sono tratti essenziali degli IDLES e saranno i leitmotiv del concerto, dalle canzoni come I’m Scum o Danny Nedelko fino al “Bella Ciao” della platea che, invitata a cantare da un Talbot più che entusiasta, non si esime. Seguiranno canti per la Palestina, tra cui il consueto “Viva Viva Palestina”.
Pochi conoscono Levitator e si nota, ma quando parte Never Fight a Man with a Perm inizia il delirio: il pit e il resto del prato diventando quasi un tutt’uno che salta e poga, con chi vuole evitare gli spintoni che come accade in questi casi si sposta indietro o ai lati. Poghi rispettosi di tutti, crowd-surfing, ragazze, ragazzi e perfino bambini sulle spalle di amici o genitori. In due parole la musica, il punk. Poche cose ti rendono così felice.
Il terzo brano in scaletta è Mother, tra i più noti degli IDLES, una scarica di chitarre e voce che accompagna anche in questo caso un testo impegnato, incentrato sull’importanza dell’ambiente in cui si cresce e della cultura sulla persona che si diventa poi una volta adulti, così come al ruolo materno, agli stereotipi su donne e maternità. L’ultima strofa è eloquente:

Sexual violence doesn’t start and end with rape It starts in our books and behind our school gates Men are scared women will laugh in their face Whereas women are scared it’s their lives men will take.

Segue Gift Horse e When the Lights Come On, utile a Joe per rilassare le corde vocali prima di una nuova scarica di adrenalina con Mr. Motivator, The Wheel e Divide and Conquer in successione. Vengono suonati brani da tutti e cinque gli album pubblicati della band finora.

Fotografia di Giulia Mazzoni

I poghi su canzoni come 1049 Gotho (dedicata alla depressione) sono intervallati da brani come Car Crash e POP POP POP, dal sound trip hop che per una band di Bristol non può essere casuale, o dai valzer del pubblico su The Beachland Ballroom. Quello che rende grandi gli IDLES è anche la capacità di spaziare tra vari suoni rimanendo comunque fedeli alla propria identità e al loro sound.
Tra i momenti rimasti più impressi del concerto – oltre ovviamente all’abito del chitarrista Mark Bowen, che da anni si veste in abiti femminili e per l’occasione sfoggia un abito bianco verde ed arancione arricchito da cavalli, uccelli, serpenti – vi è sicuramente I’m Scum, una delle mie preferite e sicuramente una delle più note del gruppo. Non solo il brano si ferma a metà per permettere al pogo di formarsi, invitato da Joe ad abbassarsi (“Get down, get down”) per poi esplodere, ma in prima fila ci sono le due chitarre della band (Bowen e Lee Kiernan) che si uniscono al pit saltando (e suonando) con la gente
L’intero live è una scarica di energia continua, chiunque intorno a me è entusiasta e felice ed ovviamente non riesce a stare fermo. Per non farci mancare nulla Bowen ci regala anche una sua versione di “All I want for Christmas” di Mariah Carey e “My Heart Will Go On” di Celine Dion.
Joe Talbot scherza varie volte con il pubblico che durante il concerto non è stato spettatore per nulla, anzi si è fuso con il gruppo. Giunti alla fine, annuncia «Questo è il nostro ultimo pezzo», seguito da buu e fischi. «Vi suoniamo un brano antifascista» e la reazione è opposta. Questi sono gli IDLES, nudi e crudi, se non ti piace l’impegno politico c’è altro. Rottweiler chiude il concerto con batteria e chitarre che esplodono.

Scaletta IDLES@Sequoie Music Park

Levitator
Never Fight a Man With a Perm
Mother
Gift Horse
When the Lights Come On
Mr. Motivator
The Wheel
Divide and Conquer
POP POP POP
Car Crash
War
1049 Gotho
Gratitude
I’m Scum
The Beachland Ballroom
Danny Nedelko
Dancer
Rottweiler

Scritto da: Filippo Sconza

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